Breve ma intenso… come piace a noi 🤣

Una tempesta accompagna il sonno tormentato nella villa dei fantasmi. Forse sono stati gli ultimi spaghettini agrodolci di ieri sera.Tuoni e fulmini illuminano la stanza ma ci svegliamo incredibilmente vive. Colazione salata nella grande sala dei ricevimenti affrescata che ci fa sentire delle duchesse. I due garzoni che ci accompagnano decidono per il percorso asfaltato vista la pioggia di questa notte. Ci mancano una cinquantina di km per completare il giro! La giornata promette bene anche se il sole è nascosto dalle nuvole. Prima è unica sosta:Lu. Paese delle nocciole del Monferrato. Non ci facciamo scappare l’opportunità di aumentare di 1 kg i nostri bagagli ma non prima di avere degustato tutti i tipi di nocciolata!(nutella spostati)
Squisitezza per il nostro fine palato. La strada scorre tranquilla tra le colline coltivate; campi di papaveri, uliveti, noccioleti, uccelli e uccellini, ortensie, rododendro, rose e forsizie. Arriviamo a Casale Monferrato patria dei Krumiri dove ovviamente, previa nuova degustazione, ne acquistiamo alcuni. È giusta giusta l’ora di pranzo e decidiamo di terminare questo Bike trip con un ultimo pranzo insieme da “La cucina come una volta” dove terminiamo questa stupenda esperienza piemontese con bagna cauda, vitello e bagnet verde, grigliata, tagliatelle al tartufo, guancia con patate!Per dolce infine un formaggio di capra passata al forno con miele e noci: perché “la boca l’è mia straca se la sa mia de…… Aca!”. Finiiiish. Grazie ancora a tutti quelli che ci hanno protetto su queste strade , e al Nano che ha tracciato un bel giro, a Sinny che ci ha accompagnato con il suo spirito zen e grazie a noi che siamo sempre fenomenali! Scherziamo ne! Umiltà prima di tutto come insegna la nostra cara Maddalena.
Ps: noi abbiamo sempre sostenuto che le Panda fossero meglio delle Ferrari… umili anche nei motori!

Dalla lettera di Santa Maddalena ai Corinzi

Scriviamo dal lettone di legno massello della nostra stanza 700esca. Gli uomini dormono nella camera comunicante all’interno del nostro appartamento. Alloggiamo in una immensa villa alle porte di Valenza piena di armature, affreschi, lampadari, poltrone, sculture, arazzi e luoghi reconditi e spaventosi. In questo lettone probabilmente qualcuno degli avi è passato a miglior vita. Oggi abbiamo percorso 85
Km e poco più di 600 m di dislivello sul percorso gravel che ci ha provato parecchio (soprattutto una di noi, vedi illustrazione). Dopo un paio di toast a testa con scamorza made in Bucarest e marmellata di frutto della passione partiamo verso il ciclista che sistema il raggio del Nano e ci salva la vacanzina. Fino alla prima pausa tutto trascorre liscio sul percorso sterrato e pieneggiante. Poi arriviamo al Bar Sport del paese di Quattordio (se doveste passare di lì vi raccomandiamo una sosta, scoprirete il perché e ne varrà sicuramente la pena). Al bancone troviamo la Maddalena, come ci ha ricordato lei “la protettrice delle prostitute”. Camicia bianca, spallina anni ’80, una rosa rossa appuntata al cuore, sopracciglia tatuate, permanente bionda e dialetto piemontese. Età indefinibile. Ele le chiede a che gusto siano le brioches, lei non lo sa ma dice che sono fresche e buone. Ci fidiamo. Mentre ci sfamiamo fuori in cortile la sentiamo porconare con qualcuno dei dipendenti. É già il nostro mito! Viola va in cerca del bagno e supera in uno stretto corridoio la cucina aperta dove si stanno friggendo chili di patate e spezzatino. Prima di andare via chiediamo a Maddalena una foto e lei ci risponde di no. Poi aggiunge “ragazze mie, quando ero più giovane ho preso così tanti uccelli che ho imparato a volare!” e quando viene a sapere che veniamo da Bergamo le si illuminano gli occhi parlando di quei “bei fanciot” camionisti bergamaschi che la sera nella quale l’Atalanta ha vinto la coppa Europa le hanno fatto fare l’incasso del mese. Ci lascia ripartire con una perla “Vivi con umiltà però pensala alla grande!”. Una filosofia stupenda. Proseguendo la Ele fora per la prima volta nella sua vita ma per fortuna noi, che non crediamo nella parità dei sessi (solo per questa cosa), lasciamo fare ai maschi che in poco tempo pompano tutto. A pochi kilometri da Alessandria il percorso continua su un sentiero invisibile in mezzo al grano e Viola cade e scompare lasciando in bella vista solo un Garpez. Poi arrivati ad Alessandria due simpatici fruttivendoli ci regalano una banana a testa. Ci fermiamo per il pranzo dal panettiere dove mangiamo circa tre tranci di pizza ciascuno più canestrelli al burro per dolce. Viola non parla più da tanti km ormai perché ha esaurito ogni neurone. La traccia ci conduce tra sentieri di fango e melma e boschi e salite fino a Valenza dove nella campagna vicina troviamo il nostro alloggio stile Bridgerton dei poveri senza però uno straccio di servitù. Ordiniamo per cena specialità orientali (cinese, sempre una garanzia: poca spesa massima resa). Buonanotte; sperando che Molla, Cicca e Puzza rimangano in soffitta.

“Noi siamo gli intoccabili e voi ci avete rotto!”

Bitches we came back!
Sono passati tanti anni, tipo 4 anni, ma noi siamo più roventi e stagionate che mai.
Per chi tra voi ha aspettato tutto questo tempo eccovi ripagati con una nuova avventura per under 35. Questa volta, vista l’età e i tanti impegni lavorativi (perché ormai siamo persone serie, e qualcuno di noi è pure andato a votare) abbiamo scelto una meta poco distante dalle Orobie. Volevamo bei paesaggi, cibo buono e strade sterrate: Monferrato. La sorella selvaggia e povera delle Langhe, meno fighetta, autentica e ruspante. Praticamente la nostra descrizione. Ci accompagnano e possono godere della nostra aitante presenza due giovini di spessore della Bergamo Che Conta: Sinny e Nano. Due marcantoni di due metri con chiappe d’acciaio, mica roba da poco. Le previsioni del tempo sono incerte, forse prenderemo un po’ di acqua ma secondo 3bmeteo comunque poca. Cercheremo di seguire la Monferrato Gravel Traverse un percorso gravel su e giù tra colline, boschi, argini e vigneti. Sulla carta tutto bene. L’inizio del percorso è su Casale Monferrato dove, su un sentiero impestato di fango, sterpaglie e erba alta quanto noi, corriamo alla velocità di lumache lungo l’argine del Po. La ruota della Ele, dopo aver attraversato una pozzanghera di merda, ci accompagna con il suo odore di stalla per un bel po’ di km.
Dopo circa 20 km a Nano si rompe un raggio della sua Triban 520 polifunzionale. Un corollario di bestemmie scaturisce come il canto di un usignolo. Il commesso della Decathlon di Asti al telefono ci dice che in 3 o 4 giorni arriverà il pezzo di ricambio ma ignora che noi tra 3 giorni saremo già al lavoro. Fortunatamente 5 vecchietti super attrezzati e con bici il cui valore totale è pari a quello di un bilocale in Piazza Vecchia fanno una riparazione veloce ma resistente del raggio con del nastro isolante. Proseguiamo quindi sul percorso asfaltato e passiamo la giornata tra le colline pittoresche del Monferrato. Ci fermiamo solo per: un panino con un cotto superbo, una piastrella di formagella, insalata (e poca maionese). Per gli uomini senza maionese e erba. Una barretta energetica per salvare Sinny dai crampi.
7 litri di Coca Cola e un ghiacciolo per combattere l’umidità e la calura. Dopo 95 km e dislivello pari a poco meno di due ripetute in Selvino arriviamo nella ridente Asti, dopo aver percorso per gli ultimi 7 km un Sahara di sabbia a lato del fiume. Ci aspetta un super appartamento con una stanza per uno, una next to me, che non si sa mai porti bene, due bagni, una lavatrice che viene prontamente attaccata dalla Ele che ci costringe a spogliarci alla velocità della luce per lavare le nostre tutine zozze prima che venga a piovere. A cena da Campanarò, nonostante un ottimo menù di piatti piemontesi che in tre di noi riescono a gustare, qualcuno sceglie una cena a base di un solo ingrediente: asparagi. Per antipasto un piatto da un chilo di asparagi bolliti e per primo una carbonara di asparagi. Vi lasciamo immaginare liberamente l’eau de toilette che aleggia nel nostro bagno dopo ogni minzione. Una bella scoperta il Ruché di Castagnole del Monferrato. Adesso andiamo a letto belli cotti e domattina colazione rumena. Adossss! Ciao.

The end!

Sesta tappa: Ortona – Marina di Vasto, 50 km, dislivello poco anche oggi

Bitches and big dick si svegliano nella casa degli appuntamenti di Ortona. La notte è trascorsa bene e ci siamo riposati. Facciamo una ricca colazione in centro e scendiamo verso il mare verso la pista ciclabile, direzione e meta finale del viaggio: Marina di Vasto. Oggi è l’ultima pedalata. Zano è stra felice, le bitches un po’ meno.

La strada è una figata! Il fondo della pista si alterna tra “breccino” (sterrato) e asfalto appena posato. La vista è mozzafiato! Percorriamo una parte di Abruzzo selvaggia, dove la costa è arricchita da strutture utilizzate un tempo per la pesca, i trabocchi. Evvai! Seconda caduta per Viola (Elena 0): la sfiga gira quest’anno. (È tutto dovuto ai pedalini troppo vecchi).

Finalmente la ruota gira

La giornata è torrida e nonostante i pochi km abbiamo bisogno di fermarci per rifocillarci: troviamo i bagni di Mimì, dopo diversi tentativi andati vani che ci hanno fatto perdere tempo ed energie. In uno di questi tentativi Ele è almeno riuscita ad evitare un disastro naturale dovuto al mal di pancia, con vista dal trabocco. Il pranzo è regale, mangiamo buon pesce e beviamo Pecorino. Ci sentiamo talmente borghesi che Zano ci soprannomina Madame Mia Debif (Ele) e Madame Mia Demaia (Vio) e con questa battuta andiamo avanti a ridere fino ad ora.

Anche se è bassa stagione è difficile trovare un alloggio per la notte però alla fine…. troviamo l’ Hotel Royal con una pacchianissima mega corona di 2x3m sul tetto, stilosa come noi, che ci dà anche ombrellone e sdraio incluse. Nel frattempo Tota2020 (aka Domenico Grossi) è arrivato a Vasto e ci accordiamo per una cena che purtroppo non avverrà per cause di forza maggiore. Buon viaggio Domenico!!! Vasto ci sembra lontanissima, sono 3 km in salita, ma Luca lo spiaggino ci dice che non possiamo perdercela, allora troviamo un bus che sale. La città è bellissima e pienissima di gente.

Non ce n’è Coviddi qua, cit. Riusciamo a sederci ad un tavolo all’alba delle 22.30. Ma come torniamo a casa???? La discesa a piedi è lunga, buia e dicono che ci siano i cinghiali. Allora tentiamo l’autostop, anche se in 3 sembra difficile. Tac! Tempo zero, dopo un Maserati che non ci calcola, si ferma un Range Rover con a bordo Roberto e Noemi che ci accompagnano fino a Marina di Vasto. L’unico sussulto che hanno è quando ci chiedono da dove veniamo. Però safety first: indossiamo già tutti le mascherine. Le ASR sono stanche a tarda sera, Zano invece vorrebbe fare festa perché dice che se va a letto ora non si addormenta più.

E invece, nemmeno il tempo di toccare il cuscino che già sta russando e sognando nuove mete da raggiungere con noi in bicicletta.

Il sogno di big dick

Anche per quest’anno è finita. Domani si torna a casa con una serie di regionali per un totale di 11 ore, sperando di non perdere la coincidenza a Milano o ci toccherà dormire in piedi.


Grazie Mony di non averci bidonato, grazie Zano per averci fatto bere buon vino e averci protetto da Matteo, grazie ai nostri followers che ci sostengono da ormai un anno, grazie mamma e grazie papi per averci fatto così speciali e uniche, grazie Marche e Abruzzo per la vostra bellezza e a tutti i cuochi che hanno cucinato per noi. Grazie ai futuri sponsor che sceglieranno di finanziare i viaggi dei prossimi anni. Grazie ai Pop che ci sono da esempio. Grazie, Graziella e grazie al *!

Vostre per sempre,
Madame Mia Debif & Madame Mia Demaia

Gangs of Ortona

Quinta tappa: Roseto degli Abruzzi – Ortona, 60 km, dislivello Città Alta fino alla Marianna

Castello Aragonese di Ortona

Eccoci al giorno più triste. Quella brava ragazza ci lascia soli, e tra l’altro se ne va per nulla affranta!!! Se ne torna a casa e noi proseguiamo in tre.

C’è da dire che ora la velocità di crociera è nettamente superiore e il numero delle soste di attesa ridotto. L’ Abruzzo è percorso da nord a sud interamente da una pista ciclabile lungo il mare che a tratti offre anche musica in sottofondo.

Ponte pedonale di Pescara

Sulle note di Maracaibo cerchiamo ovunque Miguel, ma Miguel non c’era. Alle 11.30 abbiamo fame, molta, troppa, quindi decidiamo di sostituire la pausa banana con la pausa panzerotti fritti. Per la dieta del ciclista vedi allegato 1 in fondo. Cerchiamo una cosa precisa e la troviamo: ci accoglie un bel signore stile Jerry Calà sulla 80ina, grosso come un armadio e sordo come una campana che ci fa mille domande e non capisce mezza risposta. Era molto stupito che arrivassimo da Bergamo in bici, dopo dieci minuti ha capito che siamo partiti da Pesaro e ci ha smontato. Aveva anche una morosa a Bergamo che lavorava al panificio Rota, che non conosciamo.

Torre di Cerrano

A tavola cerchiamo un B&B ad Ortona. Viola trova una super soluzione economica in centro. Panico, chissà cosa ci aspetta dopo la barca?! Sembra tutto liscio finché Matteo non chiama sul cellulare (prima chiamata di una lunga serie). Dice che non può arrivare prima di cena per il check in, che quindi dobbiamo cancellare la prenotazione, perché lui “con tutto il cuore” non vuole perderci 100 $. Col cavolo! Viola dice al telefono “ti passo mio marito così la risolvete voi!”. Zano sta al gioco e fa super brutto a Matteo chiedendogli “come mai non vuole rimborsarci?”. Dall’altra parte del telefono arriva un invito a presentarsi entro due ore a Ortona per risolverla tra uomini. Top, allora le chiavi ce le può dare anche prima. In realtà la storia finisce senza spargimenti di sangue e un gin tonic in sua compagnia dove ci inventiamo di essere sposati da 7 anni. Ad Ortona si stanno ancora chiedendo cosa ci facesse Ele con noi in vacanza in bici.

La casa è piuttosto bruttina, comunque essenziale. La camera da letto è piena di specchi, con arredamento all black, laccato e con un post-it con il numero di Ludmilla appeso alla porta. Abbiamo cenato sul sentierone di Ortona in un posticino alla buona ma buono, consigliato sempre da Matte.

Zooart centro sociale di Ortona
Cono gusto Elena

Bergamo mola mia, ma-la-Mo-ny-sì

Quarta tappa: Porto S. Elpidio – Roseto degli Abruzzi, 80 km, dislivello praticamente nullo

Ci svegliamo ancora un po’ ingolfati dalla cena della sera prima. Nonostante questo la padrona di casa, di prima mattina, ha già imbastito una tavolata piena di Nutella e panificati che immagazziniamo. La Ele dice che è meglio mangiare prima di avere fame perché “quando hai fame è già troppo tardi”.

Nonostante il pronostico tragico della Mony, che tra l’altro è alla sua ultima tappa, per cui saremmo arrivati a tarda sera, giungiamo a destinazione nel primo pomeriggio.

Per tutta mattina c’è un sole caldissimo che si riflette nell’acqua, fino al nostro arrivo in spiaggia con la nuvoletta di Fantozzi sulla testa che chiaramente non vuole fare abbronzare le due mozzarelline del gruppo. Ma per qualcuno di noi è il primo (o secondo) bagno della stagione e quindi via in acqua!

Il bagnino sulla settantina ci assegna tre sdraio e un lettino in riva al mare. Stanotte dormiamo in un appartamentino stile vacanze italiane anni ’70 dove finalmente Zano ha la sua suite privata con TV.

Per cena assaggiamo gli arrosticini di pecora

Ancona’s Sniper

Terza tappa: Ancona – Porto S. Elpidio, 60 km, 500 m dislivello

Una banana al giorno toglie i crampi di torno

È notte fonda. Ele si sveglia nella sua cuccetta di soprassalto urlando “str***a ti uccidooooo!!!”. Ci svegliamo tutti e riemergiamo dalle lenzuola che ci coprono fino alla testa e capiamo che ce l’ha con lo sciame di zanzare che la sta sfigurando. Poi ci accorgiamo che manca Zano! Le ipotesi sono:
1) ha chiamato un taxi e se n’è andato in un albergo di lusso
2) è rimasto chiuso fuori dal cancello del pontile
3) è tornato a Bergamo
Poi ci accorgiamo che la sua salopette stile Borat è ancora con noi. Pfiu!!! Questo ci rassicura, non ci ha ancora abbandonate. La nostra gamba è salva!


La notte è trascorsa male e lentamente, l’odore di gasolio misto Vape ci ha rovinato il meritato riposo.
All’alba il figliol prodigo ritorna incazzato perché cacciato dall’ addetto alla sicurezza dalla panchina dove stava dormendo tranquillo. Alle sei suona la sveglia e in silenzio guardando in terra mangiamo una piadina fredda che ci siamo fatti fare la notte prima per evitare le briosche del coffee corner. Partiamo! Il percorso ci delizia con una degustazione di vino Rosso Conero ad una cantina che troviamo per le colline dopo aver scalato una mega salita infinita dove l’allieva Ele supera la maestra Viola. Alla maestra questo rode parecchio, però considerate tutte le volte che le ha dato paga, è comunque pervasa prevalentemente da un senso di orgoglio.Per bilanciare la notte da incubo prenotiamo un B&B con la Jacuzzi.La sera Emidio ci viene a prendere sotto casa e ci porta a mangiare pesce in riva al mare.

Una cena deliziosa accompagnata da bei ricordi sulla Bolivia. Crolliamo a letto che è l’ una passata.

La pompa a mano dello yatch d’epoca

Yatch d’epoca

Seconda tappa: Urbino – Ancona: 95 km, dislivello poco meno di Monte di Nese

Urbino

Breve excursus degli eventi importanti di oggi:
Prima perdita di un membro del gruppo: Zano che si perde mentre segue il navigatore mentre le altre seguono l’istinto. Il dramma finisce fortunatamente con un lieto fine e ritroviamo Zano per strada davanti a noi.
La prima caduta di Viola da ferma che non riesce a staccare il pedalino e finisce negli sterpi e nell’immondizia del ciglio della strada di Senigallia. Tutto bene, solo il manubrio che si è un po’ stortato.


Pranzo di pesce (carbona di mare!) e pennica sulle sdraio dello stabilimento balneare vagamente vuoto


Seconda perdita di un membro del gruppo (molto più preoccupante viste le scarse doti di orientamento): Mony che decide di cambiare strada perché la via Flaminia a quattro corsie con camion la spaventa. Peccato che non ce ne accorgiamo e la aspettiamo per un quarto d’ora al bivio per l’autostrada. Poi alla fine ce l’ha fatta egregiamente intervistando marchigiani ogni 100 metri.


Chicca del giorno: il B&B. Location: il porto turistico di Ancona. Cosa: uno yatch d’epoca affittato per noi a 80€ con colazione inclusa. Ci arriviamo e troviamo una decrepita barca che sa di benzina, con la tappezzeria vunza. Il “coffe corner”, come lo chiama la signora che ci mostra la barca, è un mini angolo sotto il parabrezza con una moka vunza e delle brioschine impacchettate con tanto di condensa sulla confezione e un fornellino elettrico vunzo. Ma il vero gioiello è il bagno, dove un micro water funziona con una pompa a mano durissima che solo Zano sa azionare a dovere.
Però che vista al porto al tramonto! E stanotte c’è la luna piena.
Buonanotte, a domani!

ASR presentano: 3 Donne e 1 gamba Tour!

Prima tappa: Pesaro – Urbino 38 km, dislivello circa 800m.

Treni Emiliani

Per quest’anno le Aspiranti Selle Roventi allargano la squadra. Abbiamo selezionato due nuovi elementi idonei alla misteriosa vacanza che ci aspetta. E così dopo un durissimo anno di lavoro e un allenamento estenuante (per Monica una salita al Monte di Nese a giugno, per Zano Ardesio-Gandellino andata e ritorno nel 2010) eccoci pronti per la vacanza tanto attesa. Magia! Di fronte alla stazione di Bergamo siamo tutti e quattro!

Partenza alla stazione di Bergamo

La Moni non ci ha bidonato e vestita di tutto punto e con un bagaglio very very minimal ci delizia della sua rara presenza (visto Raffa????). Partiamo verso Pesaro in treno e ci arriviamo in orario senza perdere una coincidenza. I treni emiliani sono proprio fighi, e ci stanno le bici intere belle comode. Arrivati a Pesaro Zano prende il comando della spedizione e ci porta sulla strada diretta ad Urbino: la nostra prima meta. Fin qui tutto bellissimo, peccato che piove acqua a catinelle. Però si sa, partenza bagnata, partenza fortunata.

Le veterane!

Iniziamo a pedalare i nostri 40 km di oggi diretti verso la città perfetta. A cena troviamo un’osteria molto bella dove mangiamo cappelletti in brodo e beviamo un buon vino (Cumaro) e la Moni ci racconta ogni minimo particolare della salita, persino gli errori grammaticali dei cartelli stradali. Svelato così il motivo del suo costante ritardo: andava talmente piano che “pluf!” è scomparsa in un cespuglio.

Urbino

To ghet de lecat só i dich!

(Ti devi leccare le dita – cit. la sorella di Cecio)

Premesso che non sappiamo se il bergamasco é scritto giusto. Siamo tornate bitcheeeeeessss!!!! Adoooooosssss!!!! Torniamo con una leggera modifica: le ASR ( come ben sapete : Aspiranti Selle Roventi) si rinnovano per la stagione invernale 2019-2020 nelle forma delle APR. Sparate… cosa facciamo? Vabé dai, ve lo diciamo per calmare la vostra super curiositá. APR sta per Aspiranti Pelli Roventi.

APR team

Niente a che vedere con il latex tranquilli, parliamo di pelli di foca, sintetiche (gli animali sono meglio vivi! – Qui habet aures audiendi audiat!). Ritrovo tranquillo alle 8.00 alla forneria con il nostro chauffeur Fabrizio, detto Vava, detto Nek ma che in realtá ¨é come cacca ma con la V al posto della C¨, dice lui di se stesso. Vavva. Bene, uno di noi!

Vavva

Destinazione Cima del Monte Pora. Capo guida Elena che conduce la spedizione improvvisata. Il meteo per questo week-end é orrido su tutte le Orobie ma le APR vogliono provare a pellare sulla prima neve bergamasca. Viola é alle prime armi con lo skialp, attrezzatura super nuova tutta noleggiata al Decathlon dal nostro uomo di fiducia: Riky. Iniziamo a salire e piú si sale piú la nebbia diventa fitta. Vediamo giusto la scia che lasciano le due settantenni davanti a noi, che speriamo di riuscire a prendere. Viola inizia ad avere caldo e sete come fosse nel deserto piú caldo: sono trascorsi 2 Km e poco dislivello. Bene. Il fiato dopo un pó si spezza e ce la facciamo senza troppa fatica ad arrivare alla Cima del Monte Pora, purtroppo visibilitá peró pari a zero.

Tutto sommato siamo giá contenti che non stia nevicando/piovendo!!! In cima non siamo soli, ci sono tutte le tutine e i meno tutine di Bergamo. Scendiamo nella neve fresca (ma pesante) fino alla Baita Pian del Termen vedendo poco oltre il nostro naso. All´ interno ci scaldiamo e ci gratifichiamo con un bel the e un bel vin brulé e TAAAAAAAC! Esce il sole! Il cielo azzurro lascia intravedere la Queen : la Presolana e le montagne attorno che ci invogliano a ripellare, con tutti gli imprevisti del caso che non possiamo dichiarare, e risalire fino alla Cima.

Imprevisti non specificabili
Queen tra le nuvole

Nel tragitto ci supera Matteo, fan delle ASR che ci fa i complimenti anche per il nostro travestimento di Halloween: ci dá la carica giusta per affrontare gli ultimi metri di dislivello. Grazie Matteo! Foto di rito e discesa fino a valle con gambe di ghisa che ci portano comunque vittoriosi alla macchina. Botep.

Per finire ammaziamo la bella giornata in compagnia con una bella bottiglia di Valpolicella e un bel piatto di pastasciutta (da leggere con il tono del Regazzoni – meteo TV bergamo per i piú superficiali!!!). Alla prossima!

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