Dalla lettera di Santa Maddalena ai Corinzi

Scriviamo dal lettone di legno massello della nostra stanza 700esca. Gli uomini dormono nella camera comunicante all’interno del nostro appartamento. Alloggiamo in una immensa villa alle porte di Valenza piena di armature, affreschi, lampadari, poltrone, sculture, arazzi e luoghi reconditi e spaventosi. In questo lettone probabilmente qualcuno degli avi è passato a miglior vita. Oggi abbiamo percorso 85
Km e poco più di 600 m di dislivello sul percorso gravel che ci ha provato parecchio (soprattutto una di noi, vedi illustrazione). Dopo un paio di toast a testa con scamorza made in Bucarest e marmellata di frutto della passione partiamo verso il ciclista che sistema il raggio del Nano e ci salva la vacanzina. Fino alla prima pausa tutto trascorre liscio sul percorso sterrato e pieneggiante. Poi arriviamo al Bar Sport del paese di Quattordio (se doveste passare di lì vi raccomandiamo una sosta, scoprirete il perché e ne varrà sicuramente la pena). Al bancone troviamo la Maddalena, come ci ha ricordato lei “la protettrice delle prostitute”. Camicia bianca, spallina anni ’80, una rosa rossa appuntata al cuore, sopracciglia tatuate, permanente bionda e dialetto piemontese. Età indefinibile. Ele le chiede a che gusto siano le brioches, lei non lo sa ma dice che sono fresche e buone. Ci fidiamo. Mentre ci sfamiamo fuori in cortile la sentiamo porconare con qualcuno dei dipendenti. É già il nostro mito! Viola va in cerca del bagno e supera in uno stretto corridoio la cucina aperta dove si stanno friggendo chili di patate e spezzatino. Prima di andare via chiediamo a Maddalena una foto e lei ci risponde di no. Poi aggiunge “ragazze mie, quando ero più giovane ho preso così tanti uccelli che ho imparato a volare!” e quando viene a sapere che veniamo da Bergamo le si illuminano gli occhi parlando di quei “bei fanciot” camionisti bergamaschi che la sera nella quale l’Atalanta ha vinto la coppa Europa le hanno fatto fare l’incasso del mese. Ci lascia ripartire con una perla “Vivi con umiltà però pensala alla grande!”. Una filosofia stupenda. Proseguendo la Ele fora per la prima volta nella sua vita ma per fortuna noi, che non crediamo nella parità dei sessi (solo per questa cosa), lasciamo fare ai maschi che in poco tempo pompano tutto. A pochi kilometri da Alessandria il percorso continua su un sentiero invisibile in mezzo al grano e Viola cade e scompare lasciando in bella vista solo un Garpez. Poi arrivati ad Alessandria due simpatici fruttivendoli ci regalano una banana a testa. Ci fermiamo per il pranzo dal panettiere dove mangiamo circa tre tranci di pizza ciascuno più canestrelli al burro per dolce. Viola non parla più da tanti km ormai perché ha esaurito ogni neurone. La traccia ci conduce tra sentieri di fango e melma e boschi e salite fino a Valenza dove nella campagna vicina troviamo il nostro alloggio stile Bridgerton dei poveri senza però uno straccio di servitù. Ordiniamo per cena specialità orientali (cinese, sempre una garanzia: poca spesa massima resa). Buonanotte; sperando che Molla, Cicca e Puzza rimangano in soffitta.

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