Fiche & Pecorino. Giorno 7

Alghero – Sassari
40 km circa
Poi treno per Olbia e traghetto per Genova.

Ieri sera in trattoria abbiamo ordinato chiaramente più del necessario, così ora ci troviamo con una vaschetta di varie qualità di pecorino sardo attaccate ai bagagli delle bici. L’idea è quella di regalarla a un passante bisognoso. Iniziamo così la nostra ultima tappa che dal mare dell’ ovest ci porta fino alla città di Sassari dove prenderemo un magico Trenitalia fino a Olbia. Là ci aspetta il traghetto di ritorno verso il continente. La strada è una mini tappa, scorrevole e con poco dislivello.

Nonostante ciò, a pochi km dall’arrivo appare un’ enorme pianta di fichi, belli maturi (come noi). San Cule il passante. Mega ideona: pecorino e fichi per il viaggio in treno. A Sassari importuniamo una signora che sta lavorando in stazione per farci uno shot da selle roventi, che esce come esce, ma va bene così.

Il treno per Olbia si compone di una carrozza sulla quale in teoria non potrebbero manco starci le bici. Abbiamo fatto finta di niente e le abbiamo portare con noi, pagando ovviamente il supplemento di 3,5 € a bici. Il controllore facendo uno strappo alla regola ci ha fatto caricare tutto. Il viaggio in treno dura un paio d’ore, visto un problema tecnico con i passaggi a livello che rimanevano aperti, non consentendoci il transito. Cogliamo l’occasione per fare la nostra merenda regale. A Olbia c’è tanto tanto tempo di attesa che occupiamo con un pranzo, spesa per il traghetto, bancarelle varie di souvenir e per l’incontro con un altro cicloturista che viaggiava in compagnia di una gallina che ci ha intimato scherzosamente di smetterla di guardargli l’uccello. Alle 21.30 Moby lascia il porto di Olbia e la Sardegna diventa pian piano più piccola e lontana.

Non è un addio ma sicuramente un arrivederci perché alla fine abbiamo percorso 440 km circa, pedalato per 25 ore e mezza, perso più di 8000 kcal (che abbiamo tranquillamente recuperato), attraversato dieci località, fatto il bagno in acque stupende, incontrato zero uomini poiché alle 22 eravamo quasi sempre a letto e alle 6 sempre sveglie, fatto un botto di risate e cinquemila fotografie, iniziato un blog, rassodato lievemente, forse, mah, vedremo, i glutei, consumato i copertoni delle nostri rombanti bici senza forare e senza perdere i denti. Ne abbiamo ancora 63 e mezzo in due. Non abbiamo lasciato pezzetti di noi in giro e complessivamente stiamo meglio di quando siamo partite.

Grazie alla protezione di tutti i santi e di tutte le religioni che ci hanno accompagnato sulla strada e a chi ci ha letto e fatto compagnia. Ci avete fatto sentire delle travel blogger di successo!!! Ci basta poco, siamo ragazze fighe e umili!!! Prossimo viaggio da programmare riconfermando la squadra delle Aspiranti Selle Roventi. Ringraziamo la vera Sella Rovente per averci ispirato e il Bepi per averle scritto una canzone (e non averci risposto alla mail!!!). E ades a laurà!!! Perché come dice il saggio: la eta l’è düra per töch (trad per calabresi and co: ” E adesso a lavorare che la vita è dura per tutti!).

É dura per tutti tranne che per lei 😜

Ps: tantissimi auguri milly, ti vogliamo bene!

Grazie,
Elena e Viola

Nina e l’happy ending (porceddu). Giorno 6

Stintino – Alghero
60 km circa
Dislivello: poco o niente

Mentre aspettiamo che il tavolo alla trattoria La Saletta di Alghero si liberi, beviamo un bicchiere di Cannonau dalla Jamaicana e pensiamo a che caspita è successo oggi: niente di rilevante.
Scherziamo!!! La strada è stata complessivamente perfetta: stradicciole pianeggianti tra i campi e le immancabili pale eoliche, a tratti vento a favore che ci spingeva (velocità media aumentata!!!), temperatura fresca del primo mattino.

Unico neo la tanta fame che soddisfiamo abbondantemente una volta giunte alla meta. Entriamo nella città fortificata canticchiando il motivo che ci accompagna da tutta la vacanza: Alghero di Giuni Russo. Il cameriere sessantenne del bar, che ci porta spremuta di pompelmo, cappuccino, latte, bombolone fritto e brioches, ci dice che Giuni era molto piccola. Lui la conobbe negli anni ’80 qua ad Alghero e si ricorda di averla aiutata a inserire il gettone nella cabina telefonica. Mentre noi ci immaginiamo “lo straniero”, il cameriere ci sorprende raccontandoci la vera storia dietro la canzone, dicendoci inoltre che la canzone è proprio per questo motivo l’ inno del gay pride. Poi, mentre lavora nella sala, canticchia sovrappensiero Ricky Martin in uno spagnolo originale.

Oggi ultimo giorno di mare purtroppo. L’ostello con bagno in comune che avevamo prenotato per risparmiare i soldi che abbiamo speso ieri in eccesso, non ha posto per le bici; così lo scorbutico proprietario ci sposta in un’altra struttura dove guadagnamo il nostro bagno privato. Ajò! Sulla spiaggia, mentre sognamo un oleato massaggio ai quadricipiti duri come il cemento, davanti a noi, come un’ apparizione angelica, si palesa Nina, una massaggiatrice cinese che esaudisce i nostri desideri (bene ma non benissimo). Olio Johnson addizionato di alghe wakame impossibile da lavarsi via. Però bene così.

Tra poco arriva il tavolo: stasera si assaggia finalmente l’ atteso porceddu.

Tramonto ad Alghero
Sempre tramonto ad Alghero
Paparazzate al tramonto ad Alghero 🙂
Viola e la sua Coppi!

Pecorine sarde all’ Asinara. Giorno 5

Giro di 40 km circa sull’isola della Asinara. Fornelli – Cala Reale – Trabuccato

Dislivello: molto più del previsto

Nel 1997 l’isola dell’ Asinara diventa parco nazionale e area marina protetta per la sua esclusiva flora e fauna, dopo una passato burrascoso come sede di un lazzaretto prima e di diversi carceri poi, tra cui uno di massima sicurezza.

Sul traghetto che ci porta dal porto di Stintino al porto di Fornelli, la guida ci accenna al caso di Matteo Boe, unico bandito evaso dall’ isola. La nostra curiosità é paragonabile alla nostra perenne fame: tanta. Per l’occasione ci siamo fatte fare dal salumiere sotto casa due paninazzi, uno con porchetta al mirto e uno con pecorino e verdure grigliate. Vegani spostatevi. La bici più nuova inizia a fare rumoracci strani, mentre la vecchia fila via liscia: gallina vecchia fa buon brodo (portiamoci avanti). La giornata trascorre tra discese e salite, incontri con gli asini albini, tipici dell’isola, capre e caproni, vespe e pescioni giganti nell’ acqua cristallina.


Troviamo una caletta stupenda poco distante dall’ ossario austro-ungarico (che ci sta nel quadretto inquietante del passato di questa isola). La cosa più bella é che tutti gli altri turisti sono dipendenti dalla guida e stanno sul trenino organizzato, mentre i nostri bolidi ci regalano un sacco di indipendenza e una spiaggia solo per noi. Per l’occasione abbiamo aperto un set fotografico al quale hanno partecipato anche numerosi asini. Tra compari ci si intende.

Mangiare i panini è stata l’impresa più difficile perché uno sciame di vespe aveva evidentemente più fame di noi di porchetta. Colpo di culo per terminare la giornata rilassante, il ciclista che noleggia le bici al porto di Fornelli ci sistema la bici in un attimo. Rientriamo a Stintino con il traghetto sul quale ci accompagna sempre la fauna locale.

Per stanotte pernottiamo nel BnB La Vela Latina, scoprendo che la proprietaria ha vissuto 15 anni a Sulzano, sul lago di Iseo. Concludiamo con la cena al ristorante Opera Viva e canti e balli sardi in piazza. Domani penúltima tappa: direzione Alghero.

Trabuccato
Area marina protetta
Quando una se la sente 🙂

Vento sulla Pelosa. Giorno 4

Castelsardo – Porto Torres – Stintino
Circa 70 km
Dislivello: poco meno di ieri

Il mare di Lu Bagnu questa mattina é incazzatissimo. Il vento forte che arriva da Ovest alza onde che si spaccano sugli scogli e sulla battigia dove ieri pomeriggio sollazzavano i bagnanti. Sta salendo la luce e Castelsardo visto in controluce é uno spettacolo eccezionale. Poi sbuca dalla curva in salita la Ele lingua a terra e il quadretto si riempie di poesia. La strada fino a Porto Torres é bella e onesta, ci sono poche macchine e costeggiamo il mare scontrandoci con il vento. Passato il paese di Porto Torres, svuotato da Settembre, inizia invece un tratto di strada, che ci porta fino alla meta di oggi, industriale, portuale, tenutomale, tra il desolante e il demoralizzante; sarà stato il vento insistente o le nuvole grigie che minacciavano imminente doccia. Come ogni miglior storia però, la strada brutta e difficile é quella che porta nel posto più bello. Ed eccoci a Stintino. Isthintini in sardo. Arriviamo in effetti con l’ istintino di mangiare un cinghiale intero e di dormire dodici ore e qualcuno anche con gli intestini in subbuglio a Stintino. Comunque siamo sulla punta a Nord Ovest della Sardegna. Il mare è qualcosa che non avevamo mai visto prima, così.

.

Cose salienti di oggi:

Sveglia alle 5.30 e colazione in terrazza con tutto il B&B che dorme ancora per poi scoprire che comunque non possiamo partire troppo presto perché c’è troppo buio.

Vento fortissimo di Maestrale persistente per tutto il viaggio. Stasera ci sentiamo la faccia che si stacca e i km percorsi sembrano il doppio. Gli occhi rimangono aperti in modo alternato. Stanchezza +10 tanto che stiamo guardando Miss Italia in TV.

Le due blogger in erba sono state avvistate in corsa sulla strada per Porto Torres da Simone della Valle del Lujo che inspiegabilmente sta viaggiando su un autobus verso Sassari. Dice per un torneo di calcio tra ingegneri. Dice che abbiamo degli occhiali inguardabili, ma non ci ha visto bene.

La spiaggia La Pelosa di Stintino è incantevole! Parcheggiamo le bici al di là della staccionata della passerella che scende dalla strada, per non dare fastidio alla gente e non ingombrare e ci sdraiamo a prendere il sole esauste ma contente.

Arriva la guardia della spiaggia in tempo zero. Ci individua per colpa dei caschetti e ci dice che la zona è un’area naturale protetta e che quindi non possono starci le bici (?!?!??????!!!??!@&#&#-##-#+????) e che non ci si può sdraiare sulla battigia con il salviettone ma che serve una stuoia sotto per non portare via la sabbia della spiaggia che ci rimane attaccata. WTF!??? Ci fa comunque sloggiare. Beach, scritto diverso.

Definiamo le ultime tappe per i prossimi giorni.

Porto Torres
Seadas…. libidinosa

La classica tappa perfetta. Giorno 3

Vignola Mare – Villadoria – Castelsardo
60 km circa
Dislivello: un Selvino spalmato su due salite. Due discese fighissime, infinite.

La torre campanaria del Duomo di Castelsardo sbuca dai tetti delle case, qua davanti al nostro naso, sulla terrazza dell’ Antico Faro. Alloggiamo qua stanotte. Man mano ci dirigiamo a ovest i prezzi delle stanze calano e la qualità aumenta! Primo Top. L’orologio della torre è fermo sulle 12 con entrambe le lancette. Chissà se si fermò a meggiorno o a mezzanotte. Davanti solo mare blu, oggi ondoso per via del vento forte, bandiera rossa. Vento che ci ha accompagnato da questa mattina, ovviamente cercando di ostacolarci, dritto in faccia. Vento comunque piacevole, tiepido.

Il percorso panoramico passa per Villadoria, per una tappa obbligata di carico e scarico. Secondo top. Ci fermiamo al bar di Nicola che si appassiona alla nostra avventura. Per il resto è andato tutto meglio del previsto, non abbiamo grosse disavventure da raccontare.

Un km prima dell’ arrivo la strada si affaccia a picco sull’ immagine del borgo di Castelsardo, arroccato sul promontorio con le sue mille casette colorate.

Il nostro alloggio è stramegafigo. Terzo top. Roberto e Sonia super accoglienti e disponibili. Ci raccomandano un bar per il pranzo che può soddisfare la nostra fame da mammut, che si chiamo Lo Juari. Quarto top.

Per scendere e risalire dalla spiaggia di Lu Bagnu, che si trova a pochi km sulla strada verso Ovest troviamo due passaggi in autostop, che funziona ancora dalla notte dei tempi, grazie anche alle nostre girl’s vibes. In spiaggia collassiamo tanto che non abbiamo manco una foto. Stasera se magna al Ristorante Bounty che è stato il nostro primo contatto con il paese al nostro arrivo: la proprietaria si è prodigata a chiamare dalla sua personale rubrica la Sonia che ci è venuta a recuperare nel dedalo di stradine del centro storico di Castelsardo. Quinto top. Ora aspettiamo cozze alla marinara e spaghetti alla pescatora. Ajò!

Colazione con Gianni
Roccia dell’elefante
Good night Castelsardo

Saldiamo di gioia! Giorno 2

A-A-bbronzatissime

La Maddalena – La Palau – Bassacutena – Chessa – Vignola Mare
60 km circa
Dislivello: tanto

Antonio parla lentissimo al telefono. È alla reception del Borgo dei Pescatori di Vignola Mare. Noi abbiamo appena inghiottito una lattina di coca e due borracce di acqua a testa, dopo aver rischiato di morire di sete nell’ arido entroterra sardo. Stamattina siamo partite super motivate alle 6.30 dalla pensione di Carlo e abbiamo raggiunto in fretta il porto, per poi scoprire che il nostro traghetto non sarebbe partito prima delle otto meno un quarto (cioè: un’ora di sonno perso). Comunque per tenere alti gli zuccheri abbiamo colto l’occasione per mangiarci 4 brioches.

Colazione all’alba

Raggiunta La Palau partiamo a pedalare in direzione Vignola Mare. Il tragitto oggi, secondo la nostra app di (s)fiducia, prevede un percorso nell’ entroterra; dovrebbero essere circa 35 km con un dislivello accettabile. Così arriviamo presto al mare e ci rilassiamo. Guida Viola. Bella strada. Stupenda strada. Oddio ma guarda che figataaaaa!!!

Figataaaaa!!!!!

Poca salita, tranquilla, ombra, km che vanno. Lasciami controllare un attimo l’ app con l’itinerario…..e……………..ELE SIAMO COMPLETAMENTE FUORI STRADA! Decidiamo comunque di proseguire perché indietro non si torna. La strada statale diventa una piccola stradicciola suggestiva che si snoda tra campi coltivati, pale eoliche, cespugli di more, alberi da sughero e ulivi. Nel silenzio che ci circonda, dove la mente e il cuore trovano quiete e pace sento in lontananza: ” S C A P P A A A A A A A A A ! ! ! ! ” e vedo Ele sfrecciare come Cipollini fuori da una stradina che mi urla che un branco di cani la sta inseguendo. Inforco la bici in qualche modo e scappiamo come due fulmini appesantiti. Seminiamo i cani.

Sbagliamo strada per altre 302 volte, finendo l’acqua da bere giusto con l’arrivo del mezzogiorno di fuoco, finché non troviamo, dopo una stupenda e insperata discesa, la statale che costeggia il mare e in soli 6 km ci porta all’ obiettivo della nostra tappa di oggi.

Ecco palesarsi un’ oasi in lontananza: un benzinaio Tamoil con un barettino. A questo punto siamo demolite e abbiamo fame e bisogno di rinfrescarci. Troviamo Antonio alla reception della struttura che su Booking è la più vicina a noi e più a buon prezzo. Ci tuffiamo nel pranzo a buffet e prima di andare al mare saldiamo di gioia il conto (cit. Antonio Nine Nine).

Torre di Vignola
La Claudia prima follower 🙂
Sbagliando si impara, diceva….
Ele respira !

Pesche a Porto Cervo. Giorno 1

Olbia – Porto Cervo – La Maddalena
90 km circa

Il traghetto GNV offre, senza supplemento, aria condizionata modalità Capo Nord. Ci scongeliamo verso le 6.30 con l’ altoparlante che annuncia le colazioni in tutti i punti ristoro della nave. Scegliamo il ponte 11, dove eravamo anche ieri sera. Cappuccino e brioches, cielo blu (nonostante le brutte previsioni – ma dai!) e costa della Sardegna che si presenta sulla destra con il Golfo Aranci e sulla sinistra con l ‘isola Tavolara. Inizia la nostra prima tappa che deve portarci idealmente fino alla Maddalena. Sono 90 km con un sito internet, 64 km con un’app e 77 con un’altra app. Vedi tu.
Leggi scoperte oggi:
1) dopo una salita c’è sempre una discesa. E stai sicuro che dopo c’è un’altra salita. Ancora più in piedi. E che “l’ultima salita” non è mai l’ultima davvero. E che a volte tocca pure spingere la bici. Forse anche alle aspirantiselle.
2) non fidarti dei fruttivendoli che si appostano poco prima di Porto Cervo. Per evitare di venire spennate per il pranzo a Porto Cervo abbiamo comprato 4 pesche noci e un po’ d’uva a soli -quattordici- euro. Ma che c! Vaf#&£+#(#)@:@!??))!¡!!!!!!!
Molto buone però, c’è da ammetterlo.
3) l’abbronzatura da ciclista è qualcosa di terrificante. Fortuna abbiamo rinunciato ai calzini.
4) c’è un sacco di silenzio in giro, soprattutto a Porto Cervo, almeno intorno a mezzogiorno.
5) la fregola sarda di mare è super buona: piatto locale a base di pasta, bottarga, pomodorini e vongole.
6) i nostri occhiali tamarri sono efficaci a ripararci da missili di ape, oltre che a fare super brutto.

Pranzo al saccheggio
Biccis in bici

E comunque alla fine i km sono stati 90, tra scorci di mare trasparente, sguardi di entroterra sagomato da rocce di forme stranissime modellate dal vento (vedi Capo d’Orso) e litri di acqua bevuti ed evaporati quasi contemporaneamente. Da La Palau ci siamo imbarcate per la Maddalena dove abbiamo fatto il nostro primo bagno in questo mare sardo stupendo. Poco dopo passa una coppia di cinquantenni vicino; il marito alla moglie “guarda lì che mare porcodighel!!!”; e fa subito a casa. La pensione Da Carlo è il tetto sulle nostre teste per questa sera e la sveglia è domattina alle 6.

Punta Tegge

La partenza . Giorno 0

Praticamente la situazione è che il Dj del bar del ponte del traghetto per Olbia sta mettendo musica come se Domani non esistesse. Stellata sopra la testa e mare abbastanza calmo da farci stare qua sdraiate sulle panche di legno senza stare male. Nel garage del traghetto le due bici riposano legate in un anfratto tra il muro e una scala di emergenza, come a dirti che di bici non è che se ne vedano troppe da queste parti ma comunque benvenute! Ci è andata bene sul treno da Milano a Genova dove abbiamo avuto la fortuna di trovare la carrozza per il trasporto bici. Bici appese, in vista dal sedile e viaggio comodo. Abbiamo conosciuto Pietro, un pensionato che ci ha attaccato un pippone meraviglioso (che in effetti è un controsenso ma era sia un pippone che sia meraviglioso) su TUTTO. Sapeva tutto! Dagli itinerari della Valle di Scalve agli itinerari dell’ entroterra Pavese. Di lavoro faceva quello. Tracciava itinerari. Ci dice che a Ventimiglia esiste una cava dove ci sono i resti del Diluvio Universale. Nostra espressione vaga e dubbiosa. Ma Pietro dice che era la sabbia di Noè. E di chi sennò! Poi da giovane aveva un altro lavoro incredibile. Gli servivano i soldi e quindi accetta un posto da battitore di mani alla Scala. Era quello che faceva partite il primo battito dello scroscio di applausi negli spettacoli. Noi: basite. Penso che quest’uomo è un viaggiatore di quelli veri: che poi magari è rimasto tra le Alpi e il Po ma conosce tutto quello che c’è lì in mezzo. Che differenza c’è. Solo una questione di distanze. Sale sul treno all’ altezza di Pavia dove anche io Ele ci siamo conosciute. Dieci ere geologiche fa, quando io avevo la frangetta e lei aveva i capelli biondi ed era la coinquilina della Bosi. Pavia, ci passiamo di sfuggita , mi rimane addosso il sapore di quegli anni che si mischia al sapore di questo presente che ci porta senza bene sapere come e fin dove sulla costa di Olbia con le nostre bici. Aspiranti selle roventi in onore della unica vera sella Rovente di Clusone. Tributiamo!!! Domattina a Olbia alle 8.30 si sbarca e si inizia a pedalare verso la Maddalena. E ora. Musica zarra up to midnight. This is the rhythm of the night. Oh yeah.

Alla stazione di Bergamo
Ele e Vio al porto di Genova
Aperitivo sul ponte del traghetto by night
Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora